Perché l’Italia è il prossimo obiettivo
Un documento riservato alla base della nuova National Security Strategy americana rivela perché l’Italia è centrale nel progetto di disgregazione dell’Europa
Un documento riservato, rivelato da Defense One — una delle principali testate statunitensi in materia di sicurezza e difesa — getta una luce ancora più nitida, e più inquietante, sulla nuova National Security Strategy (NSS) americana. Il testo non si limita a svilupparne le linee guida ufficiali, ma le rende più esplicite e più operative.
Oltre a sancire la fine dell’alleanza atlantica e a delineare l’ambizione di rimodellare l’Europa — elementi già presenti nella NSS — il documento individua i paesi ritenuti più permeabili e strategicamente utili per realizzare questo riassetto. Tra di essi figura l’Italia, considerata una leva chiave per indebolire dall’interno il processo di integrazione europea.
Le rivelazioni di Defense One stanno suscitando un dibattito serrato tra gli esperti di politica internazionale. In Italia, invece, regna un silenzio sorprendente — come se non ci riguardasse.
Un’Europa bianca, divisa e sottomessa
Anziché affrontare questioni di sicurezza, il documento descrive una missione di trasformazione politica del continente. Mentre la versione pubblica della NSS tratteggia un progetto di ridefinizione dell’identità europea, per“correggere” la traiettoria politica delle nazioni del continente e favorire l’ascesa dei “partiti patriottici”, la versione riservata rivelata da Defense One sembra teorizzare più esplicitamente l’insediamento di governi allineati alla visione dell’amministrazione Trump-Vance.
Partendo dall’assunto — non argomentato, ma dato per scontato — che l’Europa sia avviata verso una “estinzione della propria civiltà” a causa delle politiche migratorie e del presunto “soffocamento della libertà di espressione”, il documento propone di concentrare le relazioni americane su un nucleo di paesi considerati più ricettivi alle idee della nuova amministrazione: Austria, Ungheria, Italia e Polonia.
L’obiettivo dichiarato è “lavorare più strettamente con loro per allontanarli dall’Unione Europea”.
Il testo arriva a indicare il tipo di attori da sostenere: partiti, movimenti, intellettuali e figure culturali che puntano alla “sovranità nazionale” e alla “preservazione — o restaurazione — dei tradizionali modi di vita europei”, purché saldamente pro-americani.
È un programma politico attivo, non una semplice ridefinizione delle priorità diplomatiche: favorire l’ascesa delle destre radicali europee per rimodellare il continente dall’interno.
Il risultato immaginato è un’Europa culturalmente omogenea ma politicamente frammentata, ricomposta come un mosaico di nazionalismi concorrenti, spogliata delle istituzioni sovranazionali dell’UE e dell’eurozona, meno regolata e più permeabile agli interessi economici e strategici degli Stati Uniti. Un’Europa bianca, tradizionalista, meno tollerante e meno democratica.
La Russia, in questo schema, non è una minaccia. La minaccia sono le democrazie europee: la loro complessità istituzionale, il progetto di integrazione, la capacità dell’UE di agire come attore geopolitico autonomo, argine agli autoritarismi e spazio di democrazia e diritti che contraddice l’ideologia MAGA.
Il “C5”: un nuovo ordine mondiale senza l’Europa
Nel documento descritto da Defense One, la Casa Bianca ipotizza la creazione di un nuovo organismo di “grandi potenze”, il C5, concepito come alternativa — e di fatto come superamento — del G7. Ne farebbero parte Stati Uniti, Cina, Russia, India e Giappone: non le democrazie più avanzate, ma semplicemente paesi con oltre cento milioni di abitanti.
È un cambio di paradigma radicale. La democrazia, la convergenza normativa, la cooperazione multilaterale o la tutela dei diritti smetterebbero di essere criteri di selezione degli interlocutori politici. A contare sarebbe soltanto la massa demografica e militare. Non quella economica, curiosamente, perché su quel piano l’Europa, unita o presa nelle sue componenti, sovrasta largamente la Russia ed è comparabile a quella delle altre “potenze”.
L’amministrazione Trump-Vance immagina un ordine mondiale guidato da grandi nazioni illiberali o da democrazie ridotte all’essenziale, mentre l’Europa viene retrocessa a spazio d’influenza: non più un soggetto della governance globale, ma un’area plasmabile dall’esterno, meno protetta e più permeabile agli interessi americani e russi.
Perché l’Italia è un target ideale
Gli estensori della strategia evidentemente considerano l’Italia uno Stato strutturalmente vulnerabile e, al tempo stesso, cruciale per la tenuta del progetto europeo. L’instabilità delle finanze pubbliche, il radicamento dei partiti nazionalisti ed euroscettici, la fragilità del dibattito mediatico — altamente permeabile alla disinformazione — e la nostra storica dipendenza dalla protezione esterna delineano un terreno politico più esposto rispetto a quello dei grandi paesi dell’Europa continentale. Questa combinazione di fattori, unita allo status di paese fondatore dell’Unione, rende l’Italia una leva ideale per erodere dall’interno il processo di integrazione europea.
Il documento descrive esplicitamente l’intenzione di “incoraggiare e premiare” governi, partiti e movimenti allineati ai principi e alla strategia degli Stati Uniti. Non si tratta di ipotizzare colpi di Stato, ma di orientare il terreno politico e culturale in cui maturano le scelte democratiche: una logica perfettamente coerente con quanto la National Security Strategy definisce “coltivare la resistenza alle attuali classi dirigenti europee”.
Una conseguenza operativa di questo approccio potrebbe essere l’intensificazione della propaganda sui temi più cari al mondo MAGA — identità, sicurezza, immigrazione, anti-europeismo — con l’obiettivo di rafforzare i movimenti populisti e identitari italiani, dal blocco di governo al Movimento 5 Stelle. In questo quadro si colloca anche l’attenzione crescente che Elon Musk dedica all’Italia: interventi calibrati per alimentare la narrazione populista, amplificati dalla piattaforma che lui stesso controlla.
Perché dovremmo preoccuparci — subito
La nuova National Security Strategy mira a rimodellare l’Europa, favorendone la disgregazione dall’interno e indebolendo le sue istituzioni democratiche. Nel post che ho dedicato al documento ufficiale — linkato qui sotto — ho analizzato nel dettaglio gli aspetti più inquietanti.
Il testo preliminare rivelato da Defense One aggiunge adesso un tassello decisivo: l’Italia è considerata una leva strategica del progetto di riconfigurazione politica immaginato dall’amministrazione Trump-Vance.
Non siamo più nel territorio delle analisi accademiche, e assistiamo alla ridefinizione dell’ordine politico in cui vivremo nei prossimi decenni. È rivelatore — e allarmante — che, mentre all’estero la discussione su questi sviluppi è vivissima, in Italia quasi non ne compaia traccia, nemmeno nelle pagine dedicate alla politica estera. È un segnale della fragilità del nostro sistema informativo e della peculiare permeabilità del dibattito pubblico italiano: estremamente ricettivo alla propaganda, sorprendentemente impermeabile alla circolazione di informazioni serie e verificabili.
Una democrazia è più vulnerabile quando ignora il contesto in cui si muovono gli attori che la circondano. È essenziale pretendere che il dibattito pubblico italiano — politica, media, istituzioni — smetta di voltarsi dall’altra parte. Solo così l’Italia potrà difendere i propri interessi, la propria autonomia politica e il proprio posto nell’Europa democratica.
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Un chiarimento sul significato di questo post, che vedo in parte equivocato da quelli che, pur in buona fede e simpatetici con il disagio che recentemente anima questo Substack, hanno bisogno di chiarire che loro la sanno lunga. Non ritengo che potrebbe esserci un colpo di Stato domani, o che l'amministrazione Trump sia davvero in grado di realizzare tutto ciò che vorrebbe realizzare. Anzi, penso che l'Unione Europea sia molto più forte di quanto vogliano farci credere MAGA, Putin e sovranisti vari. E che l'opposizione interna al progetto autoritario MAGA sia rinvigorita, anche se forse non abbastanza da fermarlo in tempo. Il senso di urgenza che forse qualcuno ha, correttamente, percepito in queste righe riguarda il dibattito italiano. La mancanza di consapevolezza diffusa e profonda, quindi difficilmente rimediabile. L'inadeguatezza del nostro sistema informativo. Vorrei che se ne discutesse esplicitamente, ecco, e che si capisse che la popolarità dei partiti, dei movimenti, delle figure "intellettuali" e dei leader antieuropeisti ha anche questo motore - gli interessi e le azioni del regime MAGA e del regime autoritario russo - oltre a derivare da genuine convinzioni antieuropeiste. Aiuterebbe a riconoscere certe "figure intellettuali" - sempre per usare le parole del testo americano - e certi leader politici per quello che sono: propagandisti che non hanno a cuore gli interessi del paese.
https://www.ilpost.it/2025/12/10/miami-sindaca-democratica-eileen-higgins/
Riporto questa notizia che forse non vuol dire niente o forse qualcosa di più profondo lo comunica:
Eileen Higgins ha vinto al ballottaggio le elezioni per il nuovo sindaco di Miami, la città più importante della Florida, negli Stati Uniti. Higgins, del Partito Democratico, ha battuto con il 59,3 per cento dei voti il candidato Repubblicano Emilio González, sostenuto dal presidente Donald Trump e dal governatore dello Stato Ron DeSantis.
Higgins, che ha 61 anni, è la prima donna a essere eletta sindaca della città, la prima non ispanica, e la prima Democratica dal 1997. Da allora infatti Miami è stata amministrata sempre dai Repubblicani.
Nel frattempo Trump è in tour per difendere e propagandare le sue fallimentari idee economiche.
Io più leggo questi documenti e più mi convinco che non c'è nessuna reale strategia ma solo interessi personalistici. Musk, Thiel e compagnia ne sono l'incarnazione assieme a Trump ed i suoi accoliti. Credo che l'amministrazione americana più che alla Russia sia interessata a quel pugno di persone al Cremlino che dispone di tutte le risorse e può svenderle al miglior offerente.
Tra le altre cose leggevo che se è reale la stima di più di un milione di Russi morti o resi invalidi in questi anni di guerra, significherebbe circa il 3% di tutta la popolazione maschile tra i 18 e i 60 anni, compresi gli inabili al lavoro. Trasposto alla popolazione italiana significherebbe quasi mezzo milione di persone in età lavorativa; senza contare il deficit immigrazione-emigrazione
Credo che al solito l'Italia finirà per saltare sul carro del vincitore, sperando di non sbagliare carro.